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Social media e politica. Quando il ministro è su FB e Twitter..

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Cosa fanno i politici sui social? Come gestiscono la loro presenza sulle diverse piattaforme? Come provano a creare engagement con gli elettori e costruire una (buona) online reputation? Dopo numerose ricerche sulle social media policy dei leader mondiali, a rispondere a simili domande con riferimento ai sei maggiori leader europei arriva “Prime Social Ministers“, uno studio condotto da DOING.

Il succo della ricerca? Come sui social non si vendono auto, non ci si può aspettare che il presidio politico dei social sposti voti, quindi meglio puntare a creare relazioni con chi ‘abita’ le piazze virtuali e entrare nel flusso delle conversazioni spontanee che le animano: in altre parole, accumulare il capitale fiducia. 

Messi alla prova del nove, dunque, come se la cavano Renzi, Tsipras, Merkel, Rajoy, Hollande e Cameron?

DOING ha analizzato per un intero anno (da gennaio a dicembre 2015) l’attività social dei sei leader europei, guardando alla popolarità dei profili, alle interazioni, ai network, alla tipologia di contenuti postati e al sentiment delle conversazioni generate. I risultati? Scoprite qui…

Il titolo di leader più seguito su Facebook va ad Angela Merkel con una fanbase di oltre 1,6 milioni di utenti, una crescita media di oltre 2mila utenti al giorno e un picco di popolarità nel settembre 2015, dopo l’annuncio dell’apertura delle frontiere (con il significativo incremento di ‘fan’ iracheni e siriani). La performance peggiore, invece, è quella dello spagnolo Rajoy fermo a poco più di 170 mila like e con una crescita quasi inconsistente almeno fino al dicembre 2015, mese delle elezioni. Con la sua fanbase di quasi 850mila unità (con in media +253 utenti giornalieri), Renzi è il terzo leader europeo più popolare su Facebook.

Più delle semplici evidenze quantitative, interessanti appaiono comunque gli insight di DOING sull’influenza di particolari eventi di cronaca sulla popolarità dei leader e la natura delle fanbase. Ci si accorge così, per esempio, di un picco di popolarità per la pagina di Renzi nel giorno dell’elezione a Presidente della Repubblica di Mattarella (+ 5,9 mila fan in un giorno), per quella di Tsipras il 5 luglio, data topica per il Grexit (+18mila in 24 ore), e per quella di Hollande il giorno seguente gli attentati del 13 novembre(+51,4mila fan). Un altro dato che emerge è una certa omofilia all’interno dei network generati dalle pagine dei singoli politici: tra i fan più attivi ci sono, infatti, per lo più esponenti della stessa fazione, rappresentanti, istituzioni locali e media, solo in qualche occasione affiancati da esponenti politici europei (soprattutto per la Merkel) e d’oltreoceano (per Cameron, che sembra avere in effetti una social media policy dal respiro più internazionale). Diverso lo scenario per quanto riguarda Twitter. Il leader più affezionato, e più familiare forse, ai 140 caratteri è Renzi, con i suoi abbondanti 2 milioni di follower (al 31 dicembre). Seguono Hollande e Cameron, mentre da segnalare è la mancanza di un account verificato per la cancelliera Merkel.

 

Nella comunicazione social di tutti i sei leader in questione, come fa notare “Prime Social Ministers“, latitano comunque i grandi temi politici, primo tra tutti quello relativo all’immigrazione, nell’anno in cui ha rappresentato l’emergenza primaria in Europa: una consapevole scelta editoriale sicuramente, ma che ha come effetto sui social un silenzio assordante, quando non crea falsi allarmismi, soprattutto se riguarda i politici europei più importanti.

Secondo voi, dovrebbero essere più o meno presente sui canali web i nostri rappresentanti politici? Quanto pesa l’informazione politica sui social? Potrebbe esistere un giusto equilibrio?

Forse più che pensare agli #, i politici dovrebbero pensare esclusivamente ad una cosa: il bene della collettività che li ha eletti.

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