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Nel gennaio di 31 anni fa usciva di scena il Commodore VIC 20. Ricordiamo lui e…

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Nel gennaio di 31 anni fa esce di produzione il Commodore VIC 20, era stato presentato nell’ottobre del 1980 e viene considerato il primo computer per la famiglia e per il gioco grazie al suo prezzo di circa 300 dollari. Se ne venderanno 2 milioni e 500mila esemplari in tutto il mondo. Decine e decine di migliaia anche in Italia.
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Verrà sostituito dal fratello maggiore Commodore 64, più potente e costoso, presentato allo Smau di Milano come una vera e propria star nell’autunno del 1982.
Il suo prezzo di lancio fu 973mila lire, ma grazie alle promozioni si poteva scendere ancora con il prezzo. Commodore poi avviò anche la “rottamazione” dei vecchi computer con un bonus di 100mila lire per chi si presentava con un personal da dismettere.
Prodotto dal 1982 al 1993, il 64 è sicuramente il computer dei record, anche se il numero dei pezzi venduti in tutto il mondo è oggetto di controversie e spazia dai 12,5 ai 60 milioni. Nell’era pre-internet si trattò ad ogni modo di un successo straordinario. Successo basato indubbiamente su una strategia di vendita molto aggressiva.
Pubblicità ovunque con slogan come “Commodore 64 come fai se non ce l’hai” e poi… “Ora che ce l’hai guarda che ci fai” e “E adesso che ce l’hai regalati il disk-drive”. O anche messaggi più semplici come “Mai un grande personal computer è costato così poco”. Sia per il VIC 20 sia per il 64 venivano sempre enfatizzate le parole “Per tutti” e il prezzo. Il buon VIC 20 arrivò ad essere proposto a 199mila lire, 100 euro insomma.
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Pubblicità, prezzo e rete di vendita, altro punto di forza della strategia dell’americana Commodore. Ricordiamoci infatti che negli anni Ottanta non solo non esistevano Internet e l’ecommerce, ma pure i grandi magazzini di elettronica di consumo si contavano sulle dita di una mano. Fiorivano i negozi di computer, oggi quasi scomparsi, dove si poteva trovare dalla calcolatrice agli IBM e gli Olivetti, ma pure i concorrenti diretti del 64, come all’Apple II, il britannico Sinclair ZX Spectrum e l’Amstrad CPC.
Commodore scelse così di vendere anche nei supermercati, nei negozi di giocattoli, nelle cartolerie e pure dai fotografi. Non serviva personale specializzato per la vendita, perché tutto veniva spiegato nei manuali. La diffusione poi era così vasta che la Commodore trainò anche l’editoria specializzata a parlare del VIC 20 e del 64. Nelle riviste venivano inseriti anche giochi gratuiti.
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I prezzi dicevamo. La consolle in effetti costava veramente poco, ma poi c’erano tutti gli accessori. Il primo accessorio non da sottovalutare era il monitor, ovvero la televisione. Più dei primi videogioci dal primo Atari del 1972 con il mitico “PONG” ovvero il giochino in bianco e nero con le barrette che simulava il tennis o il ping pong, al PAC-MAN, al più carino calcio della Intellevision by Mattel del 1979, il Commodore VIC 20 o 64 riuscì a impossessarsi della tv del salotto, con buona pace di tutta la famiglia costretta a privarsi di qualche puntata delle trasmissioni di Pippo Baudo.
L’alternativa era quindi l’acquisto di un’altra tv a tubo catodico da riservare al computer e in qualche caso di un ingombrante e costoso monitor.
VIC 20 e 64 erano in milioni di case, ma il linguaggio informatico non era proprio alla portata di tutti. Anzi, quasi tutti volevano solo giocare con i loro Commodore. Ecco quindi che si dovevano acquistare le “cartucce” con i giochi. Una cartuccia arrivava a costare più di 50mila lire, poi c’erano le cassette.
Si, proprio le vecchie cassettine come quelle della musica, sulle quali registrare i giochi. Bisognava però prendere il registratore della Commodore per collegarlo alla consolle. La differenza tra un gioco in cassettina e uno in cartuccia? Diciamo abissale. Quello in cartuccia partiva subito, mentre quello in cassetta si doveva caricare, il registratore doveva comunicare ogni volta i dati al computer. I giocatori rimanevano in attesa e qualche volta qualcosa andava storto e allora, si doveva fare tutto da capo. Il nastro delle cassettine poi si danneggiava, serviva un’altra cassettina per pulire le testine… per fortuna chi giocava era 99 volte su 100 un giovane studente a cui il tempo libero non faceva certo difetto.
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Il Commodore, soprattutto il 64 aveva poi i dischi. Ed ecco che serviva il disk-drive, che venne incorporato nelle ultime versioni della consolle.
Ma non è finita qui. Il Commodore aveva una bella tastiera, ma giocare a Pac Man schiacciando “a” per andare a sinistra e “d” per la destra non era proprio il massimo. Vuoi non comprare uno o due Joystic, per sparare e muoverti con la tua astronave.
Poi c’erano, soprattutto nel caso del VIC 20 le “espansioni” di memoria. Il più piccolo dei Commodore infatti per chi “smanettava” un po’ era infatti troppo poco potente. Poco potente pure per i giochi.
Questi erano le due star tra i computer degli anni Ottanta, i primi in grado di entrare in tutte le case. Oggi le differenze tra computer e videogioco sono più marcate, merito delle consolle per videogames che spazzeranno via i Commodore, come il Sega Master Sono più marcate, merito delle consolle per videogames che spazzeranno via i Commodore, come il Sega Master System e Mega Drive e dei PC a basso costo con il sistema operativo Windows, magari ne parleremo in un prossimo articolo del nostro blog.